fame nervosa 08 Gen 2019

BY: Dott. Marcello Portone

Ottica integrata (e collaborazioni)

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Definizione

“Emotional eating is defined as overeating in order to relieve negative emotions.” La fame nervosa è definita come mangiare troppo al fine di alleviare le emozioni negative. Il motivo per cui scrivo di questo argomento è che ho un’idea molto precisa del fenomeno e non l’ho trovata da nessuna parte su internet per quanto la consideri piuttosto lampante se non banale.

Bio

A livello biologico la fame nervosa è un modo di rispondere ad un bisogno, ad un emozione. Purtroppo non è il modo “corretto” per rispondervi. Con “modo corretto” intendo quel tipo di risposta comportamentale che una volta messa in atto porta via l’emozione, fa sì che termini questa richiesta, fa sì che si soddisfi questo bisogno. Facciamo un esempio pratico, se l’emozione è la rabbia (è attivato il sistema della RABBIA e della dominanza, legato al testosterone e alla serotonina di cui parla Panksepp), la risposta di mangiare non è il comportamento “corretto” per ottenere l’obbiettivo di far svanire la rabbia. Come bere non è il comportamento “corretto” per far svanire la fame.

Sorgeranno qui spontanee le domande: qual è l’emozione a cui si cerca di rispondere tramite il mangiare per chi soffre di fame nervosa? Qual è invece la risposta “corretta” da mettere in atto per far svanire quel particolare bisogno, quella particolare emozione?

Purtroppo, come al solito, la questione non ha una risposta univoca per due motivi:

– non tutte le persone che mangiano per rispondere ad un’emozione scomoda lo fanno per rispondere alla stessa emozione. Potrebbe essere rabbia (il sistema della RABBIA e della dominanza, legato al testosterone e alla serotonina), solitudine (il sistema della TRISTEZZA, del panico e della solitudine affettiva, legati all’assenza di CURA), paura (il sistema della PAURA e dell’ansia, legato al cortisolo) ecc…

– non esiste un’unica risposta “corretta” per rispondere ad un’emozione

Psico

A livello psicologico la fame nervosa è una pessima abitudine difficile da spezzare. Esistono infatti moltissimi metodi su internet che suggeriscono dei modi per controllarla. Questa è una strada che sconsiglio di intraprendere! Il motivo è che, anche se riusciste nell’intento di controllarla, l’emozione, la richiesta sottostante rimarrebbe senza risposta. Facciamo un esempio pratico, se l’emozione sottostante è la rabbia, e, nel caso di chi si trova a combattere contro la fame nervosa, la risposta ad essa è il mangiare, controllarsi e non mangiare non risolverà in alcun modo la richiesta che la rabbia porta con sé! Semplicemente ci si incastrerà in un tentativo estremamente faticoso e spesso fallimentare di non rispondere ad una richiesta interna. Non è una scelta salutare! Se quell’emozione compare, ha ragione di esistere e ha il diritto di trovare una risposta! Quale risposta? Beh, questa è la bellezza della vita: sta alla creatività di ognuno trovare la risposta migliore per noi, in quel momento di vita, alle nostre emozioni.

Sociale

Guardando alla fame nervosa con un’ottica sociale/relazionale forse può diventare più chiaro e intuitivo il discorso fatto fin’ora.  Chiedendo a chiunque soffra di fame nervosa se mangia il famoso pacco di biscotti dopo cena perché ha fame (per rispondere al bisogno della fame), saprà nella maggior parte dei casi rispondervi che non è così. E molti sapranno addirittura dirvi qual è l’emozione che emerge dentro di loro a cui rispondono, “per placarla” temporaneamente, mangiando il pacco di biscotti se si prendono un attimo per pensarci. Facciamo un esempio pratico, per cambiare questa volta possiamo dire che l’emozione sottostante è la tristezza (il sistema della TRISTEZZA, del panico e della solitudine affettiva, legati all’assenza di CURA). Se all’emergere di questa emozione si risponde mangiando, per quanto temporaneamente venga placata, la tristezza e il senso di solitudine affettiva riemergeranno e il ciclo si ripeterà. Per spezzare questa catena il percorso da fare è quello di entrare in contatto con l’emozione, spesso è difficile, faticoso, doloroso, per questo si può chiedere l’aiuto di un professionista che ci accompagni in questo percorso. Una volta che si è superato l’ostacolo di entrarvi a contatto il passo successivo è trovare un modo creativo per rispondervi, e qui entra in gioco il fattore sociale/relazionale. Spesso per rispondere adeguatamente ad un’emozione che emerge come un bisogno dovremo “uscire” nel mondo esterno e incontrare gli altri. Con questo intendo dire che la solitudine smetterà di emergere solo quando troveremo una risposta “corretta” a quel bisogno, la rabbia smetterà di emergere solo quando risponderemo “adeguatamente” a quel bisogno.

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